Dopoo una prima splendida colazione in camper, varchiamo la porta del deserto
in direzione Coober Pedy.
Alla stazione di servizio incontriamo i nostri primi compagni di viaggio..piú o meno.. 2 jeep enormi pronte ad attraversare gli angoli più impervi del deserto.
Iniziamo a capire che la nostra avventura non è poi così wild e ci conforta la voglia degli australiani di condividere le loro esperienze di viaggio: infatti, in tutte le stazioni successive, incontriamo qualcuno con cui scambiare 4 chiacchere e con cui condividere consigli sul viaggio.
Nonostante tutti ci dicessero che avremmo incontrato solo desrrto, a noi, questo "solo deserto", piace moltissimo. Rimaniamo affascinati da distesr di terra rossa e arbusti che cambiano forma di momento in momento, dai laghi rosa che si presentano improvvisi, dalle nuvole disegnate da un bambino.
Anche la musica dei nostri cd ascoltati migliaia di volte con noia nella tratta Milano-Sordevolo, acquisisce un significato quasi mistico; le note di Starway to heaven si srotolano ad ogni metro della nostra Highway to desert e sembrano quasi composte per descrivere questi luoghi. Questa è la terra creata dal canto degli antenati, dove ogni singolo sasso è sacro agli aborigeni, ora territorio governativo dove vengono fatti esperimenti nucleari e miniere di non si sa che cosa... utile, vero?
Una domanda inizia a sorgere nelle nostre menti: perchè l'uomo bianco vuole possedere tutto a tutti i costi? Arrivando a Coober Pedy si vedono migliai di buche nel terreno scavate dai cercatori di opale e bediamo i primi bambini aborigeni vestiti che corrono sull'asfalto. Parcheggiato il camper decidiamo di fare 2 passi per visitate le attrattive di questa cittá: una collina da cui ammirare il deserto, con attrezzature da lavoro minarario incluse, e un negozio di souvenir ricavato da una vecchia cava di opali.
Sulla strada verso il campeggio incrociamo un gruppo di aborigeni malconci, visibilmente ubriachi, che ci colpiscono con le loro voci stridulee decidiamo di conoscere la loro storia.
Lo facciamo, un po' pavidamente, al calduccio del nostro camper, apprendendo dalle parole di Chatwin:" I Pintupi sono stati l'ultima "tribù selvaggia" a essere sloggiata dal deserto occidentale e inserita nella civiltá dei bianchi. Sino alla fine degli anni cinquanta avevano continuato a cacciare e a cercare cibo, nudi sulle dune, come facevano almeno da diecimila anni Il governo, peró, fu del parere che gli uomini dell'età della pietra dovevano essere salvati - in nome di Cristo, se necessario. Inoltre, il deserto occidentale serviva per attivitá minerarir, probabilmente per esperimenti nucleari. Fu dato ordine di caricare i Pintupi su camion dell'esrrcito e di sistemarli nelle terre governative. Molti vennero mandati a Popanji, un campo a ovest di amAlice Spring; li morirono nelle epidemie, litigarono con gli uomini delle altre tribù, si attaccarono alla bottiglia e si accoltellarono a vicenda."
Ehi, viaggiatori!
RispondiEliminaDivertitevi e continuate a tenerci informati!
Ciao
Un abbraccio
Matteo, Silvia e Tommaso.