Quando abbiamo pianificato le tappe di questo viaggio, abbiamo fortemente voluto passare una notte in una palafitta sull'isola di Chiloè solo per rivivere le emozioni del quaderno di Maya.
Lasciamo Puerto Varas e, in meno di un'ora, siamo all'imbarco del traghetto verso l'isola. La sala passeggeri è popolata da camionisti e qualche abitante dell'isola che, tutti infreddoliti stanno seduti ai piccoli tavolini blu e arancioni con il naso all' insù verso la televisione. Li imitiamo e sullo schermo appare il più grande seduttore di casalinghe cileno intento a realizzare i sogni erotici di ognuna di loro, vestendosi prima da marinao, poi da poliziotto e sul finire da Babbo Natale... per fortuna l'approdo sull'isola ci salva da questo strazio.
La pioggia incessante e le sferzate di vento ci accolgono da subito e ci portano nella vera atmosfera di Chiloè. Ci dirigiamo ad Ancud, dove mangiamo il piatto tipico dell'isola, il curanto: una sorta di stufato di molluschi oceanici giganti, maiale, pollo e tre tipi di patate, il tutto annaffiato da zuppa di pesce. Il piatto è piuttosto pesante e dai sapori forti, ma ciò non ha impedito a Michi di finirlo. Proseguiamo il viaggio sulla mitica ruta 5 in direzione Castro, la capitale dell'isola. Date le condizioni climatiche e della strada per percorrere 74 km impieghiamo più di 2 ore.. Così non ci resta che trovare il nostro hotel palafitta. La costruzione è interamente in legno fuori e dentro (compresi i pavimenti e i mobili), he vetrate molto ampie che si affacciamo sul fiume e ci scalda con coperte in lana grezza e un thè che prendiamo nell'ampia terrazza. Ci perdiamo nella vista della marea che sale in compagnia dei gabbiani.
mercoledì 15 agosto 2012
13 Agosto: a Chiloè sulle orme di Maya
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)




Nessun commento:
Posta un commento