giovedì 16 agosto 2012

14 Agosto: alla fine della Panamericana

Al risveglio Chiloè ci riserva una bellissima sorpresa: non piove! ci affacciamo dal nostro terrazzino e vediamo la marea lentamente salire verso di noi. Scendiamo nella sala colazioni e il personale molto gentile ci accoglie con 2 uova strapazzate, pane fresco, marmellata fatta in casa e uno stupendo tavolo di legno di fronte a una grande vetrata che si affaccia sul mare.
Visitiamo la chiesa di Castro e capiamo il motivo per cui questa, con altre 15 chiese dell'isola sono diventate patrimonio dell'umanitá. La struttura esterna, gli archi, le colonne e le decorazioni sono interamente in legno e, con tutti i suoi particolari, sembra un soprammobile gigante.
Dopo un rapido e quasi accettabile caffè, qualche foto vintage di una vetrina di oggrtti anmi '60, ci dirigiamo ancora versi sud con un preciso obiettivo: arrivare alla fine della Panamericana. Dopo qualche km il clima ci ricorda che siamo a Chiloè con una pioggia incessante e qualche raffica di vento, ma noi incuranti, tra una buca e l'altra sulla strada, a tratti sterrata, troviamo il tempo di visitare Conchi e la sua chiesa lignea dalla volta stellata.
Finalmente raggiungiamo Quellion e la nostra meta e il cartello che sancisce l'inizio, o la fine, dei 21.000 km di strada che attraversano il continente americano fino all'Alaska (il prossimo viaggio?).
Giriamo la macchina verso nord e riattraversiamo nuovamente tutta l'isola arrivando per cena a Puerto Montt, o Muerto Montt, per i suoi abitanti. Il primo impatto con la cittá non è proprio morto, data l'enorme quantitá di traffico. Raggiamo il nostro hotel sulla promenade des anglais locale, ne sfruttiamo la piscina riscaldata sul tetto, ci godiamo un pisco sour e con la wifi a nostra disposizione cerchiamo un ristorante giapponese in questa cittá, che by the way, è il luogo dove si riforniscono i giapponesi.
Lo troviamo e mangiamo il forse miglior sashimi di salmone della nostra vita.

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